Filosofia e intelligenza artificiale

Il mondo moderno rappresenta il trionfo della tecnologia, la cui massima espressione è l’informatica, una disciplina interamente basata sul concetto di intelligenza artificiale. Oggi per molti di noi sarebbe addirittura impossibile immaginare una vita senza di essa e allo stesso modo facciamo fatica a figurarci quali potrebbero essere i confini di questo settore in continua evoluzione. Ma altrettanto oscure, per i più, sono le origini dell’intelligenza artificiale, e l risposta a questa domanda lascia facilmente perplessi. Se si affermasse, infatti, che il mondo moderno della tecnologia e della robotica affonda le sue radici nella filosofia, la maggior parte delle persone rimarrebbe incredula. Ora infatti prevale la convinzione che la filosofia sia una disciplina fine a se stessa, fatta di pure speculazioni che non trovano mai una conferma o una chiarificazione, una materia che si studia a scuola e non serva a nulla. In realtà non c’è nulla di più lontano dalla verità: vedremo di seguito come filosofia e intelligenza artificiale siano due facce della tessa medaglia e la seconda sia figlia della prima.

Discipline umanistiche e scientifiche

Il primo passo da compiere per comprendere fino in fondo lo stretto legame che in realtà sussiste tra filosofia e intelligenza artificiale riguarda la distinzione netta che siamo abituati a compiere tra discipline scientifiche e umanistiche. Dal momento che i dati statistici confermano che le prime siano maggiormente popolari tra gli uomini, che scelgono prevalentemente in questo ambito il loro percorso di studi, mentre le donne prediligono le seconde per cercare uno sbocco lavorativo, è sorto il pregiudizio secondo il quale siano quasi esclusivamente gli uomini a occuparsi dei derivati delle materie tecniche. Tra questi, ovviamente, si include il settore dell’intelligenza artificiale.

Questa deduzione è errata proprio per la stessa natura dell’intelligenza artificiale, che si configura come un concetto dalle molte sfaccettature, che prevede al suo interno diversi tipi di intelligenza: una più pratica, strettamente legata alla tecnica, e una teorica, astratta ma non speculativa. In pratica, una maggiormente assimilabile al mondo maschile, l’altra vicina a quello femminile. Due tipologie opposte ma egualmente necessarie, che insieme compongono il costrutto di intelligenza artificiale e contribuiscono ad apportare dei cambiamenti e dei miglioramenti nella nostra vita grazie alla tecnologia.

Si potrebbe intuitivamente pensare che la componente più pratica e concreta rivesta un ruolo di maggiore rilievo, ma si tende a sottovalutare l’importanza della controparte più associativa. Ciò erroneamente, poiché la logica rappresenta il modo più intelligente per approcciare un problema. Come prima cosa, infatti, è necessario identificare la difficoltà e capire perché sia necessario trovare una soluzione, una domanda che può facilmente trovare una riflessione nel contesto delle riflessioni filosofico-umanistiche. Ecco quindi svelato il primo stretto collegamento tra filosofia e intelligenza artificiale.

L’interdisciplinarità come chiave per risolvere il dilemma

Scendendo a un livello di comprensione ancora più profondo ci addentriamo nella ricerca filosofica a sfondo psicologico, che si dedica all’analisi dei processi cognitivi che si svolgono nella mente umana. Fin da quando ha visto gli albori, la ricerca psicologica su base scientifica ha trovato una facile metafora tra le dinamiche che hanno luogo nei processi di pensiero e i meccanismi di funzionamento propri dei computer. Il ramo cognitivista della psicologia partiva proprio dal parallelismo uomo-macchina per fare luce sul nostro mondo interno, e anche successivamente la ricerca si è dedicata in larga parte a cercare di replicare le nostre capacità di analisi e valutazione sui dispositivi digitali, per renderli quanto più simili possibile. Al punto che sempre più spesso si parla di deep learning, una forma di apprendimento profondo funzionante tramite feedback che consente alle macchine di autovalutarsi per correggere i propri errori, imparando dall’esperienza e dai propri sbagli esattamente come facciamo noi. L’applicazione di questo sistema è pressoché illimitata, e può raggiunger e addirittura il campo medico, al punto di consentire a un computer di effettuare una diagnosi accurata senza l’intervento dell’uomo.

Un progresso davvero sorprendente, che non si deve solo a un esponenziale sviluppo della tecnologia, ma anche a una lunga ricerca condotta nel tentativo di comprendere i processi mentali dell’uomo, in una dimensione a cavallo tra psicologia e filosofia.

Accostare i termini filosofia e intelligenza artificiale, quindi, non è così assurdo, in quanto entrambe hanno contribuito in maniera significativa a portarci alla società moderna, integrandosi in un approccio interdisciplinare e senza la prima non sarebbe mai nata la seconda. La filosofia si occupa di comprendere i bisogni dell’uomo e di sviluppare le capacità necessarie a trovare una soluzione; l’intelligenza artificiale mette in pratica tutti gli apprendimenti conquistati. Si tratta di due discipline che non possono essere scisse tra di loro, semplicemente per il fatto che senza una domanda non può esistere una risposta.

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